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Grazie al Progetto Mondo Migliore

https://www.coemm.org/

ho avuto l’ onore di conoscere, ascoltare e promuovere il suo immenso contributo allo sviluppo di un Umanesimo Agro-Ecologico che possa stimolare una correzione urgente delle Politiche Agricole ed Agroambientali Nazionali ed Europee, per liberarci da Pesticidi e OGM, tutelando i diritti inviolabili alla salute ambientale e biodiversità, alla fertilità umana ( grazie alla collaborazione con il Dott. Luigi Montano fondatore del progetto EcoFoodFertility che vi invito ad ascoltare:

https://www.youtube.com/watch?v=xt8iD9QIQaA&feature=share&fbclid=IwAR0kduVGygy5Ymkw44Rk7YsFWOchHuz_GaUpKDuuKupCQB6JEvBuDVxcWCw

e dei terreni per le future generazioni (Art 32, 9, 41, 44, 3 comma 2, 54, Costituzione)

Fonte : Prof. Giuseppe Altieri ( che mi ha autorizzato alla pubblicazione)

Quanto ci è costato perdere biodiversità… 

…più di una volta e mezza il Prodotto interno lordo (PIL) mondiale: 145.000 miliardi di dollari l’anno.

C’era una vota il capitalismo…
Agroecologiaunica via per lo Sviluppo Rurale nella tutela della Biodiversità, della Salute ambientale e della Fertilità (Umana e dei Suoli)Per salvare le future generazioni.
di Giuseppe Altieri, Agroecologo
30 anni fa i Programmi Agroambientali Europei, conquistati attraverso il Referendum Italiano del 1990 contro i residui dei Pesticidi negli alimenti (da me promosso insieme al Prof. Giorgio Celli, ndr) intendevano e potevano salvare l’Italia e il pianeta… portandosi dietro tutte le altre economie agricole mondiali attraverso l’Agroecologia rigenerativa, i cui costi di riconversione vengono sostenuti da 3 decenni dalla collettività, che paga agli agricoltori i servizi volontari forniti. Compensando loro i mancati ricavi, i maggiori costi, più un 30% per le azioni collettive agroecologiche territoriali (agricoltura Biologica, azioni agro-climatico-ambientali e benessere animale), l’assistenza tecnica, le assicurazioni, la formazione e l’innovazione, i progetti di insediamento dei giovani e molto altro. Attraverso i Piani di Sviluppo Rurale Regionali e Nazionali.
Eliminando così pesticidi, ogm, fertilizzanti e medicinali chimici, 
recuperando le antiche varietà la biodiversità dei territori; 
sistemandoli con siepi, alberature e foreste d’alto fusto e riforestazioni; 
fissando il carbonio nell’incremento dell’humus nei terreni con letame fertile e i pascoli, anche consociati nei frutteti e oliveti o rotativi. 
Proteggendoci, in tal modo, dal dissesto idrogeologico e contrastando, nel contempo, il cambiamento climatico… 
in sostanza, recuperando miliardi di € (almeno il triplo di quelli investiti ogni anno in agricoltura) anche nella Sanità attraverso la riduzione delle patologie croniche degenerative, cancri, alzheimer, parkinson, celiache e allergie, linfomi, infarti e ictus… tumori e patologie dell’infanzia… per bambini cui abbiamo tolto il futuro… e sterilità sempre più diffusa. Oltre al beneficio sociale collettivo.
Invece, NON LO ABBIAMO FATTO, se non in minima parte…
…e, “doppiamente colpevoli”, abbiamo sperperato la maggior parte dei soldi destinati all’Agroecologia, illegittimamente (vedasi le note della Corte dei Conti UE sulla spesa agro ambientale, n. 3 del 2005, n. 7 del 2011, et altre) nell’esatto contrario, 
grazie ai “Cavilli di Troia” dei furbi burocrati (da 30 anni sempre gli stessi, ndr) dentro la “Commistione” Europea, le regioni e i ministeri (Agricoltura e Sanità in Primis). Attraverso cui han regalato miliardi di euro all’agricoltura e zootecnica industriale, supportati da “commistioni scientifiche” di esperti Universitari, spesso con ricerche ben finanziati dalle multinazionali agrochimico-famaceutiche; e comitati di “sorveglianza”, pieni di rappresentanze sindacali ed ecologiste (in maggioranza), professionali e istituzionali… che approvavano l’inapprovabile.
E’ ora di perdonarsi tutti… e cambiare strada… pensando solo ai nostri figli
Agroecologia, unica via per lo Sviluppo Rurale e la tutela della Biodiversità e della Salute ambientale e Fertilità (Umana e dei Suoli)
A partire dall’Italia, la patria mondiale della Biodiversità ed eccellenza agroalimentare, con oltre il 60% dei prodotti tradizionali di tutto il pianeta, frutto della conoscenza dei nostri Antenati… chedobbiamo trasferire ai nostri figli, che hanno bisogno di recuperare i perduti profumi, sapori, visioni paesaggistiche senza erbe disseccate dagli agenti chimici-arancio, musiche d’uccelli e ronzii d’insetti, udito di pollame ed animali al pascolo, con-tatti alimentari ed umani senza plastica avvelenata… e senso della fertilità perduti, in una vita senza “Sensi”.
Figli che ci han dato in prestito il pianeta Terra Madre.
Abbiamo già violato, fin troppo, gli articoli 1, 9, 32, 41, 42, 44, 3-comma 2, …e 54, et al. della Costituzione italiana, cui si è ispirato tutto il mondo.
Ripartiamo dai 4 milioni di ettari abbandonati nel Sacro Appennino, e dai 2 milioni di ettari biologici attuali conquistati dai Pionieri Agroecologi italiani insieme agli agricoltori “responsabili della nostra salute”, nonostante tutto… 
Per riconvertire gli altri 6 milioni di ettari italici oggi massacrati dalla chimica e dagli allevamenti industriali. Impegnando 3 milioni di posti nuovi di lavoro anche per i fratelli che fuggono da guerre e miserie, in società “mezzadrili” avanzate e “sinergiche” e recuperando gli antichi borghi rurali, peni d’arte e cultura, in primis Agricultura.
E, con la nostra capacità di trasformazione agroalimentare, portarci dietro tutto il resto del mondo… per un’Europa Biologica che segua la luce del Faro Italiano. Che sia d’esempio a tutto il Mondo, al fine di proteggere le tradizioni e le sovranità agroalimentari di tutti i Popoli, quali diritti Inviolabili ed immodificabili.
E’ troppo tardi… per non fare nulla.
Giuseppe Altieri, Agroecologo – Magistrato dei Campi.
Recensione 
Nei tempi recenti, alcuni studiosi, tra cui sir Robert Watson, presidente della Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) hanno così rimesso nei “calcolatori” i costi non considerati e tratto, purtroppo, le relative verità, e cioè che la perdita di biodiversità, legata al nostro modo di fare economia, costa più di una volta e mezza il Prodotto interno lordo (PIL) mondiale, per una cifra che raggiunge i 145.000 miliardi di dollari l’anno.
In conseguenza di ciò, per via del nuovo assetto termodinamico del pianeta, stiamo generando quei cambiamenti ecologici, climatici e quella perdita di biodiversità che non possono più essere considerati questioni separate ma devono essere affrontate insieme e subito.
Uno dei dati ufficiali ci dice che nei prossimi decenni scomparirà almeno un milione di specie viventi su 8 milioni; una perdita del 15% della biodiversità, che non indica un’estinzione di massa, ma  è comunque inaccettabile e le cui conseguenze, se le vogliamo vedere solo dal punto di vista monetario (ma questo, come detto, è un criterio molto limitato), saranno catastrofiche, trascinando con se povertà, carestie, ingiustizie ed instabilità politiche.
S
empre secondo l’IPBES, negli ultimi 50 anni, l’intervento umano ha trasformato significativamente il 75% della superficie delle terre emerse, ha provocato impatti cumulativi per il 66% delle aree oceaniche ed ha distrutto l’85% delle zone umide.
Tra i servizi forniti dalla biodiversità agli ecosistemi, il cui valore, come detto è stimato in circa 145.000 miliardi di dollari annui, ci sono impollinazione delle colture e depurazione delle acque, per citarne alcuni, che l’uomo sta minacciando e distruggendo.
Vorrei aggiungere a quanto detto da Luigi Montano

che Il monitoraggio del liquido seminale è inoltre un indicatore agroambeintale ineccepibile sull’efficacia o meno delle misure europee applicate nei diversi territori

ovviamente connesso allo sviluppo dell’alimentazione biologica… purtroppo molto indietro rispetto a quanto si poteva fare in trent’anni con i miliardi di eruo investiti…

insieme ad altri indicatori chiave che l’europa pretende per valutare i risultati dei programmi di sviluppo rurale… in materia ambientale prioritari e obbligatori…
ovvero
il livello dei pesticidi nelle acque superficiali profonde… sempre in aumento anno dopo anno…vedi ultimo rapporto ispra (max Bianco l’ho invitato per questo)
il tasso di biodiversità funzionale negli agroecosistemi e degli impollinatori (api insetti test per la qualità locale e generale…agiscono in un raggio di 3 km… e fotografano la situazione giorno dopo giorno…
Il valore nutritivo e nutraceutico degli aliemnti…impoveriti drammaticamente dalla riduzione del
livello di humus dei terreni… e quindi della capacita di trattenere acqua e proteggere dal dissesto idrogeologico… 170 miliardi di perdita per lo stato negli ultimi dieci anni per il dissesto… (abbiamo misuratori dell’erosione efficacissimi atti a verificare come i terreni vengono gestiti)
enormi danni per le casse erariali causati in primis dai milioni di ettari cha hanno perso oltre il 50% dell’humus negli ultimi 20 anni… quando l’obiettivo dei psr regionali ed europei era la rigenerazione della fertilità…
dei terreni… collegata strettamente a quella Umana… 
e il cerchio si chiude
Con il tasso di incremento della mortalità tumorale …da 35.00o all’anno nel 1990 agli attuali 350.000 all’anno…in Italia….
e la perdita di aspettativa di vita sana drammatica (vedasi nota inviata a suo tempo)
per almeno 60 miliardi all’anno di danno socio sanitario… con le regioni che spendono il 90% delle risorse in “malattie”…
e il 10% …in Agricoltura… che potrebbe e oggi deve prevenire le malattie.
il responsabile GDL Agroecologia e salute ambientale
 Giuseppe Altieri
 
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Un Articolo di Guido Bissanti 
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C’era una volta il capitalismo. Così potrebbe iniziare, tra qualche tempo, nei libri di storia, l’argomento su quel modello economico e politico che ha contraddistinto l’ultimo periodo di gran parte delle civiltà del pianeta terra.
Un capitalismo che è stato pensato o, se preferite, generato da quel modello culturale che ha posto al centro il concetto di impresa e di mercato e messo ai margini il capitale naturale, fatto di biodiversità, risorse non rinnovabili e qualità di quelle rinnovabili, come suolo, aria e acqua.
Un sistema ideologico affaristico che ha pasticciato con i numeri, confondendo ricchezza privata con benessere, patrimoni monetari con prosperità e così via.
I grandi bilanci e le grandi proiezioni degli economisti e dei fautori del capitalismo mancano della più essenziale valuta che era, è, e sempre sarà, il capitale naturale, così come definito sopra.
Adesso a rifare i conti esatti e a bocciare, senza possibilità di riparazione, quegli “eruditi” economisti ci pensano varie Istituzioni, Enti di Ricerca e studiosi che, rimettendo nei conti economici la valuta del capitale naturale, si stanno accorgendo quanto è costato (e quanti costerà ancora) all’umanità e al pianeta Terra aver perpetrato per oltre cento anni un modello economico così scriteriato.
Nei tempi recenti, alcuni studiosi, tra cui sir Robert Watson, presidente della Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) hanno così rimesso nei “calcolatori” i costi non considerati e tratto, purtroppo, le relative verità, e cioè che la perdita di biodiversità, legata al nostro modo di fare economia, costa più di una volta e mezza il Prodotto interno lordo (PIL) mondiale, per una cifra che raggiunge i 145.000 miliardi di dollari l’anno.
In conseguenza di ciò, per via del nuovo assetto termodinamico del pianeta, stiamo generando quei cambiamenti ecologici, climatici e quella perdita di biodiversità che non possono più essere considerati questioni separate ma devono essere affrontate insieme e subito.
Uno dei dati ufficiali ci dice che nei prossimi decenni scomparirà almeno un milione di specie viventi su 8 milioni; una perdita del 15% della biodiversità, che non indica un’estinzione di massa, ma che è comunque inaccettabile e le cui conseguenze, se le vogliamo vedere solo dal punto di vista monetario (ma questo, come detto, è un criterio molto limitato), saranno catastrofiche, trascinando con se povertà, carestie, ingiustizie ed instabilità politiche.
Sempre secondo l’IPBES, negli ultimi 50 anni, l’intervento umano ha trasformato significativamente il 75% della superficie delle terre emerse, ha provocato impatti cumulativi per il 66% delle aree oceaniche ed ha distrutto l’85% delle zone umide.
Tra i servizi forniti dalla biodiversità agli ecosistemi, il cui valore, come detto è stimato in circa 145.000 miliardi di dollari annui, ci sono impollinazione delle colture e depurazione delle acque, per citarne alcuni, che l’uomo sta minacciando e distruggendo.Con questi dati, e soprattutto con le loro proiezioni, non si può più dormire sonni tranquilli ma, soprattutto, bisogna cambiare globalmente il modo di fare economia e, prima ancora, di fare politica e di creare le coscienze adatte per farla.
I costi, così stimati, vanno ben oltre i 10 miliardi di euro per i danni provocati finora dalla perdita di biodiversità. Ricordiamo a tal proposito che il PIL dell’Italia si aggira su una cifra intorno ai 2000 miliardi euro (dato 2018).
In estrema sintesi, l’intero patrimonio naturale che il sistema capitalistico ha consumato si è trasformato in grandi ricchezze monetarie senza che queste abbiano più la capacità di ripristinare il patrimonio che le ha generate.
Abbiamo assistito a quello che succede con le leggi della fisica, dove, a seguito di reazioni termiche, produciamo forme di energia degradate che non sono più in grado di ripristinare lo stato originario: termodinamica docet. Il
Cosa significa tutto questo in termini pratici?
Significa che serve un cambiamento profondo e la volontà politica soprattutto nell’utilizzo dell’energia e delle risorse ma serve anche un diverso modo di formulare i bilanci e i conti pubblici di un Paese, abbandonando la vetusta formula del PIL (di cui sono ancora tristemente pieni i riferimenti politici ed i notiziari).
Bisogna cambiare completamente il modo di produrre beni e servizi per l’umanità, attuando sistemi in cui alla produzione del bene non corrisponda la diminuzione o l’eliminazione di una porzione della biodiversità e del capitale naturale.
Un caso su tutti è quello dell’uso delle sostanze di sintesi in agricoltura, come insetticidi, diserbanti, fertilizzanti di sintesi, ecc., il cui uso incide direttamente o indirettamente sulle risorse naturali (come quelle necessarie per la produzione di alcuni concimi chimici) e sulle popolazioni di insetti, uccelli, mammiferi, rettili, anfibi ed organismi vari che, con la loro diminuzione o scomparsa destabilizzano intere biocenosi ecologiche con danni incommensurabili. Se a questo aggiungiamo la perdita costante della fertilità dei suoli, della loro consistenza e la diminuzione della biodiversità agricola, sapientemente selezionata, per una maggiore resilienza, dalla conoscenza degli antichi contadini, ci rendiamo conto come alla perdita di biodiversità e di risorse naturali corrisponda una perdita dei saperi, anche essi patrimonio di difficile recupero.
Cosa ci rimane da fare allora?
La ricetta è complessa e richiede tempi medio lunghi che, crudelmente, potrebbero non essere compatibili, con la soluzione del problema.
Ci rimane però una grande risorsa: la dignità di cambiare i nostri modi di pensare, di concepire il concetto della ricchezza, di rimetterci in piedi per costruire un nuovo umanesimo ed un nuovo modo di guardare ai rapporti tra le cose del mondo; in una sfida che Papa Francesco presenta come compito per i prossimi anni è che prende forma nella sua Enciclica “Fratelli tutti”.
Questo lo possiamo e lo dobbiamo fare; è il mandato che la storia ha dato a questa generazione.Guido Bissanti
Vi invito a visitare le pagine facebook del Prof. Giuseppe Altieri e del Dott. Luigi Montano e partecipate alla 
 al Webinar 10 Feb. Agroecologia, Fondi europei e Salute Ambientale, della Fondazione DC
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One thought on “” 11 motivi e più ” per sostenere il progetto Mondo Migliore.

  1. Io penso e credo che stiamo pagando lo scotto per l’ingordigia di guadagnare che l’essere umano ha avuto!
    Per avere l’equilibrio ecologico e non portare le conseguenze disastrose che stiamo affrontando, ci sono delle leggi ben precise da rispettare, ma che stridono con la sete di guadagno che si è impossessata dell’essere umano!
    Quindi, a mio avviso, ci troviamo ad un bivio: O rispettiamo le sagge regole della natura che ci chiede di rispettare l’ecosistema, MA DOBBIAMO METTERE IN CONTO LA DIMINUZIONE DEL GUADAGNO, Oppure continuiamo sul percorso venale, MA CI AUTODISTRUGGIAMO DA SOLI!!!
    Ormai non è più possibile tenere il piede in due scarpe: io credo che ci convenga SMETTERLA di fare i sordi, ed accettare le regole della Natura, Prima Che Sia Troppo Tardi!!!

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