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Riflessioni di Maura Luperto Presidente COEMM International

Il portatore di luce.

Sono colui che porta la torcia. E agli uomini regalo l’assoluta mancanza di morale. Non ho limiti, vivo nel regno della trasgressione. Riduco in cenere le leggi e tutto ciò che è sacro. Non esiste religione che possa celebrarmi. Sono il distruttore di ogni teoria, di ogni dogma.
Abito nei recessi più profondi, negli abissi inimmaginabili. Sono l’origine dell’oscurità, colui che dà vita agli antri più tenebrosi, colui che conosce il centro intorno al quale ruotano tutte le frequenze più dense. Sono la viscosità di tutto ciò che tenta invano di essere formale. L’immensa forza del magma incandescente. Il fetore che fa emergere l’ipocrisia dei profumi. La pudrita carcassa da cui si genera il nuovo fiore. Corrompo le anime vanitose che ambiscono alla perfezione.
Sono la coscienza che uccide l’eterno effimero. Io, che rinchiuso nelle parti più profonde della terra, riesco a scuotere le fondamenta della fede. Io mordo a sangue i piedi dei crocifissi. Non conosco il pudore e rivelo al mondo le sue piaghe, uomini affamati di potere pronti a prostituirsi per un gradino più alto, donne che svendono il proprio utero per un istante di notorietà, anime perse al servizio della mia insaziabile sete. Affondo l’erezione del mio pensiero nei loro sogni morbosi per poi sputare addosso ai loro idoli lo sperma gelido del mio disprezzo.
Se ti avvicini a me, non avrai mai certezze. Nessun Vangelo potrà confortarti, nessun abito talare potrà alleggerirti l’anima. Imbratto di merda ogni principio morale. Immagino le più turpi nefandezze. Esalto l’incesto, inneggio a tutte le depravazioni e squarcio con diletto, con l’unghia del mignolo, le viscere di un innocente per inzupparvi il mio pane.
Eppure, dal profondo della caverna umana, accendo la torcia che sa riorganizzare le tenebre. Risalgo i sacri gradini fino a toccare il Creatore per mettere al suo servizio il potere della trasformazione. Io di fronte alla divina impermanenza lotto per conservare l’istinto. Lo illumino con la mia coscienza e lo trattengo fino a farlo esplodere in una nuova opera divina, l’universo infinito, incommensurabile labirinto che non riesco a trattenere nelle mie grinfie, che scivola dalle mie fauci, perché svanisce come impalpabile scia.
E io resto lì, attonito mentre cerco di trattenere gli istanti. Questo è l’inferno, questo amore incondizionato per l’opera di Dio che si dissolve. È Dio l’architetto, artista invisibile, impensabile, impalpabile, intoccabile. Io sono l’altra faccia di lui, quella fissa, oscura, invariabile, densa e opaca. Sono torcia che arde eternamente di fuoco immobile. Io voglio ingoiare l’eternità, voglio conficcarla al centro del mio ventre per poi partorirla come la terra che si apre per far sbocciare il loto in cui risplende il diamante. Lacero le mie viscere nel desiderio di divenire Madre suprema che partorisce Dio per poi inchiodarlo sulla croce in modo che resti qui in eterno, assieme a me, sempre, in permanente permanenza.

Maura Luperto

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