SDRAMMATIZZIAMO UN POCO E…. FACCIAMOCI UNA SANA RISATA.

Noi esseri umani in ogni stagione dell’anno, alle prese con l’influenza, siamo raggruppabili in diverse tipologie.

E di seguito cerco di elencarle tutte, o quasi!

Lo “Stoico”: solitamente viene colpito da febbroni sui 43°. Resiste fino ai 39° con sufficiente fermezza, dopo cominciano le prime chiare manifestazioni di delirio. Ma, convinto che senza di lui l’ufficio in cui lavora crolli, e confortato anche dal fatto che nessuno in famiglia nessuno prende sul serio i suoi sragionamenti, non trovandoli poi molto più accentuati di quelli in condizioni con temperatura corporea normale, lo Stoico va egualmente al lavoro.

Barcollano raggiunge la scrivania, che sconquassa col tremito provocato dai suoi brividi febbrili. Dopo un paio d’ore si ritrova da solo!!!: ha disseminato in giro una quantità di virus..…. (chiamiamoli “corona”!….) da provocare un’epidemia che falcidia tutti i compagni di lavoro…. (chiamiamola “pandemia da ufficio”!).

Così, anziché ricevere, come si aspetterebbe, solenni encomi, gratifiche, decorazioni, abbracci commossi dai dirigenti davanti a tutto il personale, finisce con l’essere sospettato…. (chiamiamolo “untore!”…) di sabotare l’azienda tramite il subdolo sistema di guerra batteriologica pandemica.

Il “Finto stoico”: solitamente è uno che, essendo ben conosciuto dal medico fiscale per passate simulazioni di stati morbosi, si permette una assenza solamente in caso di malattia con sintomi inconfutabili e certificati dai manuali di patologia generale. Per cui, indenne dall’influenza, non potendo rischiare di fingersi malato, simula comunque di averla contratta ma di rinunciare stoicamente ad un sacrosanto congedo per spirito di attaccamento al lavoro. Di solito è bravino nel simulare mali di testa e dolori articolari per quasi due ore. Poi, dimentico, della sua finta influenza, smette di parlare con voce nasale, riprende un passo agile e felino, e viene sorpreso mentre telefona ad un amico per progettare un bel weekend a Cortina. Smascherato, nega malamente la finzione attribuendo la fulminea guarigione ad una intercessione del suo santo protettore, unitamente all’assunzione di Aspirina.

Il “Frana”: è quello che, sui 36,5° di temperatura corporea, inizia a dare segni di immane sofferenza; sui 37° già stila le prime clausole testamentarie, chiedendo ai famigliari di preavvisare il notaio; raggiunti i 38,5° entra spontaneamente in agonia. Quindi inizia ad enunciare previsioni tragiche ed infauste. E a nulla serve convincerlo che la sua è semplicemente una influenza comune a tutti gli esseri umani: non crederà a nessuno dei famigliari ed amici accorsi al suo “capezzale”. Lui ritiene che la sua è senz’altro qualcosa di particolarmente grave, un morbo inguaribile …… (e ri-chiamiamola “corona”!). Il Frana è in possesso di una enciclopedia medico-sanitaria specifica, con aggiornamenti anche sulle più subdole e invisibili malattie tropicali, con molteplici e vari sintomi, scorre velocemente decine e decine di pagine…e non regge più al totale sconforto e terrore ..….. e chiama la protezione civile!!!…. Ma il Frana muore, presumibilmente, intorno ai centootto anni, assassinato dai famigliari che non sopportano più la sua ingombrante presenza.

L’ ”Accentuatore”: è persona che riesce sempre ad enfatizzare i propri comportamenti. Dacchè, se qualche minuscolo brivido lo coglie impreparato sul lavoro, in men che non si dica, si trasformerà in un povero infermo da ricoverare in un cronicario: plaid sulle ginocchia, borsa d’acqua calda sullo stomaco, borsa di ghiaccio sul capo, termometro in bocca, macchinetta per aerosol in funzione, parata di medicinali sulla scrivania. Tosse e starnuti lo sovrastano, divenendo così odiatissimo da tutti i colleghi. L’Accentuatore corre un gravissimo rischio: che qualcuno di questi gli infili tra le innumerevoli pillole del suo personale ‘medicamentario’ una capsula letale, oppure che si impossessi da qualche laboratorio specializzato un virus, una colonia di virus e….. (chiamiamola “corona”) gliela faccia inalare con l’aerosol.

L’ “Io-l’-influenza-non-la-prendo-tanto-ho-fatto-il-vaccino”: è certamente una delle prime vittime della malattia, come sempre di un “ceppo” contro cui il vaccino non ha nessuna possibilità di ‘immunità’…..……… (voglio chiamarlo ancora “corona”!); tutto questo provoca la sfrenata gioia del suo più acerrimo amico/rivale

L’ “Io-il-vaccino-non-lo-faccio-tanto-non-serve-a-niente”: avendo saputo che il suo amico/rivale è caduto nella malattia, il nemico della terapia immunitaria si elettrizza, si eccita, euforico al massimo, suda abbondantemente e, trovandosi in mezzo ad una corrente d’aria, si prende una polmonite che lo stende ko per più di due mesi!.

 

Quello-che-so-io-come-curarmi-in-questi-casi”: in tale tipologia è compresa una grandissima gamma di sottospecie.

L’escursus va

dall”ecologico-erboristicoche fa uso smodato di tisane e improbabili impacchi e svariate panacee; purtroppo è affetto anche dalla fissazione di trovare seguaci dei suoi sistemi terapeutici;

al “Nostalgico del buon tempo antico”: che si cura solamente di polentine a 95° sul petto, suffumigi con la testa infilata in un sacchetto di plastica, venendo, poi, trasportato d’urgenza all’ospedale con ustioni multiple e principi di soffocamento;

al Rude che alla quinta tazza di latte e cognac, o meglio cognac e latte, viene soccorso da una ambulanza e ricoverato in preda ad un attacco di etilismo acuto.

Quello che l’influenza non la prende mai”: tipologia diffusissima, suddivisa in diverse varietà. Tra quelle più rilevanti:

Quello che si vantae che, se per caso un giorno dovesse accusare qualche sintomo, per una questione di orgoglio non lo ammetterebbe mai rischiando eroicamente postumi mortali.

E per finire

Il Normalecon tranquillità accetta la sua influenza, curandosi con la metodologia tradizionale, in una settimana o poco più, guarisce, senza alcun postumo e senza alcuna sceneggiata. E’ sotto protezione del WWF, come umano in via di estinzione!!!.—

 

Paolo Bertero

 

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